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Un viatico dal lessico settecentesco inglese il film Mr. Holmes, il mistero di un caso irrisolto di Bill Condon, la cui sceneggiatura di Jeffrey Hatcher, asciutta e cesariana, si fa tuttavia intrigante nel suo percorso labirintico. Un intreccio metaforico di linee narrative che pongono lo spettatore di fronte alla perdita del sé e al suo ritrovarsi.

Alla fine del film, lo spettatore è lasciato solo a se stesso, silente ed interdetto, in preda allo smarrimento.  Tuttavia, la mente non può fermarsi e si impegna a cercare il bandolo della matassa. Rinunciare significherebbe perdersi definitivamente in quel groviglio di sensazioni, emozioni e idee contrastanti! 

Dal latino labor e intus, il labirinto, per chi decide di varcarne la soglia, è discesa negli inferi, dove risiedono i propri mostri interiori, unica via che porta fino al principio centrale, alla propria essenza.  Una volta entrati, se si dovesse decide di  tornare indietro, ci si condannerebbe al dedalo delle proprie percezioni sensoriali e umorali. La sfida è dunque proseguire fino all’uscita, fino al ricongiungimento col proprio centro.

Il protagonista del film è uno Sherlock Holmes insolito, che ha ceduto definitivamente la maschera, con tanto di pipa e cappello, quella che l’autore Watson aveva creato per lui perché desse l’idea di un investigatore sottile e caparbio, gettato a capofitto nei casi più intricati, per il solo piacere di risolverli! Nel film, invece, egli appare trattato, dal regista e dal suo sceneggiatore, come un uomo qualsiasi,  anziano e costretto a confrontarsi con le proprie fragilità. Holmes, quell’ uomo solo e indipendente, pago della sua creatività intellettuale, algido e sarcastico nelle sue interezza e acutezza, si ritrova qui, come una persona qualunque, sopraffatto dai sensi di colpa per non aver saputo cogliere l’attimo e in quell’attimo aprire gli argini del sentimento.

Anni addietro, uno dei suoi tanti casi risolti era stato decisivo per l’investigatore inglese. Una richiesta arrivata da un marito afflitto dalla presunta follia della moglie, causata, a suo dire, da due interruzioni di gravidanza. Accortasi presto di esser seguita da un investigatore privato assunto dal marito, tra la donna e Holmes comincia un gioco delle parti in cui, i due, alla fine si svelano l’uno all’altro. Ma di fronte alla secca esternazione di lei di voler continuare ad abitare la propria solitudine accanto a quella di lui, Holms decide di non cedere, di contenersi,  nonostante sappia di poterle ridare la vita. A quel punto, alla donna non resta che quell’unica via per scongiurare la sofferenza dell’incomprensione: la morte fisica. Solo attraverso questa via si sarebbe potuta ricongiungere all’amore dei due figli mai avuti, in sua attesa “al di là del muro”.

Mr Holmes e dama

Inaspettatamente, la dipartita della giovane donna causa anche la morte metaforica dell’incontaminabile investigatore. Di lei ora solo una foto ed il rimpianto di non aver saputo superare la codardia. Eppure Holmes aveva lui seguito, anzi inseguito, quell’animo tormentato, con logica e maestria, studio del dettaglio, capacità di osservazione interiore. Nonostante ciò, di fronte alla scelta se varcare o meno quella soglia, rischiando la sua immagine, egli ha preferito non scomporsi, rifiutando l’offerta, con cinica gentilezza e cortesia. E la scelta gli procura qualcosa di peggiore, perché non prevedibile: un soffocante senso di fallimento che supererà solo durante i suoi incontri con il bambino.

A svelare il vissuto interiore di Holmes e della donna, in tutto il film, sono anche gli ambienti che i due attraversano durante i loro incontri o in solitudine: per lei, spesso  controfondati da architetture di chiese medievali, dalle arcate acute e folte, come fossero foresta naturale, oppure da soffici giardini che sprigionano colore, passione e sentimento e dove l’iris si offre incondizionatamente fino alla morte, mentre per lui rimane il giardino del cottage, luogo dell’espiazione dell’isolamento. Un giardino questo che non nasconde le proprie fragilità, rivestito di intrecci di cespugli con fiori minuti,  piante aggettanti o prostranti a terra o in vaso, e di colori contrastanti tra ciò che è vivo, ciò che appassisce e ciò che stenta ad aprirsi alla vita. E dove la lavanda vanitosa attende l’ape. La missione della lavanda sta tutta in quel suo nome, gerundivo del termine latino lavare: essa lava e improfuma l’animo, che a quel punto rinasce a vita nuova. Senza più ossessioni, cadute o riserve alcune.

Non solo i giardini sono speculari ai due personaggi. Lo studiolo di Holmes ad esempio è all’ultimo piano del cottage, e per accedervi la scala si fa ripida e faticosa, e non a caso. L’ascesi è ascesi metaforica verso il proprio sé e necessita anch’essa della fatica e della perseveranza. Laddove per la gentil donna, la musica a lei negata non si arresta…ancora da lei profonde attraverso mani del futuro, di un fanciullo, desideroso di farsi strumento di bellezza universale.

Ma i fili narrativi non finiscono qui! Il ricordo di un viaggio in Giappone per Holmes è altra sua ossessione, perché ancora una volta trattasi di espiazione per una morte annunciata e mai evitata… Al suo ritorno dal ricordo del viaggio, Holmes incontra il bambino. Figlio della governante, curioso e testardo, Roger, questo il suo nome, gli rassomiglia! E Holmes, lo sentirà inconsapevolmente come il suo prosieguo, il suo futuro. Il suo animo è intenso, puro, totale, mentre l’ormai anziano signore dell’investigazione, accanto a questo piccolo essere, si osserva nel cambiamento, fino a che le sbarre del proprio sentimento non si rompono definitivamente e genuflesso il vecchio Holmes piange il bambino allettato per esser stato assalito dalle vespe. Muore anche lui? Un’altra morte che non ha saputo prevedere?

Mr Holmes

Eppure la relazione col piccolo Roger, iniziata nella diffidenza, si era trasforma presto in un intenso rapporto dialogico: Holmes gli insegna l’apicultura e man mano che il bambino se ne appassiona,  il più famoso e altero degli investigatori si lascia andare per scoprire con stupore di poter amare. Il bambino fa domande e pretende risposte e intanto divora il racconto, i racconti, che Holmes scrive di lei, di se stesso, del Giappone…

Nel frattempo, le api lavorano al loro dolce frutto, pazienti e perseveranti, non senza punizione nei riguardi dell’altrui minimo invadente errore. Le api pungono, ma per insegnar rispetto ed indicare dove sta la luce. Il loro pungiglione viene inflitto e abbandonato nella vittima, seppur facilmente estraibile per quanti vogliano trovare la rinascita nella consapevolezza. Dispensatrici di sapienza divina nell’immaginario collettivo, le api, in quanto mediatrici tra il bene e il male, non uccidono…

Portatrici del male sono invece le vespe, che prepotenti uccidono decine e decine di api, in un colpo solo. Nello scoprire Roger, infatti, il nido delle vespe responsabili della morte delle sue api, cerca di difenderle disperato, ma, ahimé, nella maniera più sbagliata, e le vespe finiscono per atterrare lui. E quando Holmes e la mamma si recano nuovamente sul luogo del peccato e scoprono il vespaio, per rabbia o per amore, appiccano il fuoco e lo annientano. E si sa il fuoco rigenera e salva, cancella le vespe e con esse il male, nonostante il loro resistere e dimenarsi. E’ come assistere all’inferno. Poi, il silenzio. Le api tornano al loro sapiente lavoro, il bambino si risveglia definitivamente dallo shock, Holmes rinasce a nuova vita, riconciliato col suo centro ed… è ora pronto a donare… Il suo corpo sulla nuda terra si avvolge abbracciandosi al centro di sei piccole pietre bianche, disposte come punti su un foglio che, uniti da linee ideali, disegnano un esagramma o Stella di Davide. Il battesimo si è compiuto…l’equilibrio è ritrovato. Sullo sfondo, le bianche scogliere di Dover.

Mr Holmes Il mistero di un caso irrisolto… un cast eccezionale: straordinari il regista e insieme il suo  sceneggiatore, coinvolgenti gli attori da Ian Mckellen, Laura Linney, Hattle Morahn, Patrick Kennedy, al piccolo Milo Parker nonché a tutti gli altri, bella la fotografia di Tobias A. Schelliessler. Incomprensibile invece il sottotitolo italiano deciso dai distributori: il caso infatti alla fine è risolto e non c’è più mistero!

 

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