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Raccontare Michelangelo sistino, a partire dai testi ufficiali, spesso non aiuta ad entrare nell’animo dell’artista. Possiamo approfondire la tecnica, il contesto storico e l’iconografia delle sue opere, leggere della sua personalità ribelle, a tratti isterica. In ogni caso, difficile è scorgerne il mondo animico, quello che sottende le sue scelte e il suo agire artistico, troppo spesso, ahimé, rimasto nell’oblio dell’ignoto.

Quando il sapere infatti viene reso unico, assoluto, senza possibilità di confronto, è difficile che le emanazioni creative che favorisco la ricerca brillante non si perdano e che, con essa, non si perdano le emanazioni creatrive dell’anima dell’artista stesso. E così, a sua secolare dipartita, ancora oggi, il Buonarroti si ritrova archiviato nel distanziante epiteto divino e, in quanto divino, i “fruitori” del nostro grande artista, semplicemente non ne discutono più (leggi anche: https://www.periegeta.it/it/2015/09/i-nostri-occhi-per-larte/). 

E nel frattempo, certe forme geometriche, dipinte sulla volta del tempio sistino, rimangono pura necessità di alleggerimento di un’architettura “troppo militare” e il trompe l’oeil, pura scelta di stile, di gusto tout court. E tuttavia quelle forme e quel trompe l’oeil, in tutta la loro esuberanza, sono anch’essi racconto…

In particolare, quel trompe l’oeil fu volontà e scelta cosciente dell’artista di riportare il sogno di Giacobbe al terzo occhio di quel visitatore, terreno sì, ma anche sognatore. E a questo visitatore è ancora oggi richiesto di non arrestarsi al primo gradino, ma di andare oltre, senza timore. La stessa tecnica del trompe l’oeil lo condurrà e si farà per lui quella famosa scala della Conoscenza, dove gli Angeli, i messaggeri dell’anima, sembrano non trovare pace e non stare mai fermi. E salgono e scendono…

E così invece, fior di cantori di concetti ufficiali della pre-figurazione del Cristo, da troppi anni, han preferito far sfoggio della ‘giusta’ istruzione ricevuta, più che chiedersi oltre, relegando nell’ oc-culto ciò che per Michelangelo era culto: cura del proprio percorso verso il divino, passando altresì, e in gran segreto, tra i testi sacri ebraici.

Dopo liti furibonde con l’autorevole padre, l’appena tredicenne, Michelangelo, fu condotto a bottega dal Ghirlandaio, nel pullulante alveo fiorentino. Tuttavia, come spesso succede tra maestro e allievo, tra i due non dovette crearsi intesa alcuna, e perciò neanche sinergia. Di fatto, a tutt’oggi, nessuna traccia della mano di Michelangelo è stata mai riscontrata nei dipinti del Ghirlandaio, né il nostro artista sia mai riuscito a farsi andar giù l’arte della pittura!

Sarà, tuttavia, a bottega dal Bertoldo che il suo polso si libererà e guiderà insieme mano e scalpello sulla pietra: perché è, insinuandosi nella materia e liberandola dal suo troppo, che lo spirito riesce ad entrare in armonia con essa!

Niente da eccepire.

Certo a quell’età il nostro artista non poteva esserne già consapevole. Avvertiva soltanto quel famoso impulso di dover cominciare da lì, e che, da quella energia materica, avrebbe avuto inizio la sua fiaba. E così fu, e si scoprì man mano un Iniziato. Il suo fu un processo euristico, certamente partito dall’intuito, dal suo proprio sentire, per passare poi ad una vivace formazione neoplatonica e attraversare i momenti difficili del suo tempo: quello sotto papa Sisto IV e la sua guerra personale contro la famiglia dei Medici, quello del fobico Savonarola, e poi il giogo di papa Giulio II, quindi la grotta sistina, momento di sofferenza catartica per la sua crescita interiore, per giungere infine alla consapevolezza del suo non finito….e alla pace interiore.

Un artista dalla personalità difficile? Complessa? Complicata? Si, Michelangelo era tutto questo: un ricercatore dell’essenza della sua interiorità, sempre proiettata verso il divino, per suo sentire e per sentire trasmesso dai suoi maestri, Poliziano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Un artista umanista che non seppe lasciarsi alle spalle quel desiderio che, partito dal vescovo tedesco Nicolò Cusano, riportava il divino dell’era medievale sulla terra.

Il Cusano morì nel 1464. Michelangelo nacque 11 anni dopo e, solo qualche anno più tardi, a suo rischio e pericolo, ebbe la sana sfrontatezza di trasformare penna e afflato dei suoi cari maestri e del famoso teologo in scalpello e pennellessa in onore della volta sistina…

Mi fermo qui, non vado oltre. Perché il racconto continuerà, come da programma, sul webinar, domenica prossima:

https://www.periegeta.it/it/events/oltre-i-confini-vedere-percorsi-verso-il-divino-attraverso-larte-incontri-culturali-con-anna-bruno-su-meet-novembre-gennaio-2021/

 

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